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Ancora un intervento spagnolo per la tutela dei cetacei
Dopo avere imposto alle navi in transito nello Stretto di Gibilterra limiti di velocità per ridurre il rischio di collisioni con balenottere e capodogli ora la Spagna impone una modifica delle rotte maggiormente trafficate nel Mare di Alborán uno degli ultimi “paradisi” cetologici del Mediterraneo.
Il Mare di Alborán, nella porzione occidentale del Mediterraneo, ospita un gran numero di cetacei tra cui delfini comuni, stenelle striate, globicefali, balenottere comuni, tursiopi, grampi, ma anche capodogli e zifii. Ciò nonostante, in quest’area si verifica un intenso passaggio di navi mercantili e petroliere, e gran parte del traffico marittimo mondiale attraversa queste acque. L’integrità di questo ricco ecosistema è quindi costantemente minacciata.
Le ricerche svolte da Alnitak nell’ambito di un progetto europeo LIFE Nature hanno evidenziato che quest’area è di fondamentale importanza per la biodiversità marina e hanno identificato le principali misure gestionali per tutelare i cetacei. Sulla base di queste proposte è stata presa una decisione molto importante: l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) e la Marina Mercantile Spagnola hanno, infatti, stabilito di allontanare dalla fascia costiera alcune delle rotte più trafficate, spostandole 20 miglia più a sud.
“Questa iniziativa – ha detto Giovanni Bearzi, presidente dell’Istituto Tethys che si occupa dello studio e della conservazione dei cetacei in Mediterraneo - è di fondamentale importanza se si pensa che nel Mare di Alborán vivono le ultime popolazioni abbondanti di delfino comune e tursiope. Cetacei che, come indicano i nostri studi, in altre parti del Mediterraneo sono scomparsi o sono in grave difficoltà”.
“Spostare le rotte delle navi – ha aggiunto Bearzi - non significa eliminare il disturbo o gli sversamenti di petrolio, ma è sicuramente una misura gestionale significativa che sottolinea il crescente impegno della Spagna nella tutela dei cetacei e rappresenta un'altra ‘tappa storica’ nella effettiva conservazione di questi animali. Speriamo che anche l’Italia e gli altri Paesi del mediterraneo rispettino gli impegni presi per la tutela dell’ambiente marino e non rimangano tristemente indietro”.
7 maggio 2007
Istituto Tethys
www.tethys.org